Ai Genitori

Cari genitori con l’avvio della stagione agonistica vorremmo sottolineare alcuni concetti e ribadire alcuni consigli per noi importanti.
Riteniamo sia nostro compito e nostra responsabilità professionale indicare quali siano, a nostro parere, i migliori strumenti educativi nell’ambito della gestione agonistica dell’atleta. La scelta di aderire e condividere o meno le nostre “linee guida” compete a voi genitori.

Naturalmente quanto più il percorso agonistico sarà condiviso con le famiglie più facile sarà per noi individuare soluzioni alle problematiche che via via potranno presentarsi, meno vi sarà condivisione nella gestione dell’atleta e meno strumenti avremo per indirizzarlo correttamente secondo la nostra ottica e modo di lavorare.
Crediamo che l’attività agonistica giovanile, fino ad under 16 – 18 sia un momento formativo in autonomia e non necessariamente di verifica, soprattutto nel breve periodo (intendendo per breve periodo 12 – 14 tornei).
Crediamo che l’atleta agonista non abbia l’obbligo di vincere, né di giocare bene, ma “unicamente” quello di provare ad assumere un atteggiamento corretto, sia da un punto di vista comportamentale che tattico.
Provare non significa riuscire e per nostra esperienza sappiamo che maggiore sarà la pressione esterna (con messaggi più o meno espliciti) volta ai “risultati” e minori saranno le probabilità che i risultati sperati si concretizzino. Crediamo inoltre che l’aspetto formativo/agonistico debba essere di volta in volta “scelto” dall’atleta che dopo ogni macro periodo (di solito dopo la stagione di tornei passata) dovrà necessariamente misurarsi con le proprie aspirazioni ed ambizioni. In tal senso ricordiamo che non è un dovere fare agonismo e non crediamo che i ragazzi debbano necessariamente rispondere con i risultati ad eventuali sacrifici economici/organizzativi sostenuti dalle famiglie.
Il monitoraggio dell’impegno profuso, delle difficoltà incontrate e di come affrontare eventuali flessioni negative dovrebbe essere prerogativa della struttura tecnica che avrà il compito di sensibilizzare genitori e ragazzi sulle eventuali difficoltà di percorso.
Non di rado riscontriamo allarmismi ai primi segnali di difficoltà. Tali allarmismi generano ansia o comunque sensazione di instabilità nell’atleta. Dobbiamo partire dal presupposto che le difficoltà, non solo tecniche o di risultati, sono insite nel percorso e diremmo quasi necessarie per misurare la capacità di risoluzione e le motivazioni dell’atleta.

Premesso quanto sopra i nostri consigli sono:
1) non assistere, se non di rado ed in accordo con lo staff, ai match dei propri figli.

Gli effetti negativi sono essenzialmente due: se da un lato diciamo a parole all’atleta che il match è il suo momento di confronto, la sua zona franca per misurare se stesso libero dai condizionamenti e dalle aspettative genitoriali, andando sistematicamente a seguire i match (magari in maniera partecipativa, in positivo o in negativo) passiamo esattamente il messaggio opposto e cioè che anche in quell’ambito devo rispondere/soddisfare ad aspettative genitoriali.
L’equivoco di fondo è sostanzialmente questo: il genitore pensa di essere lì per supportare, mentre il giocatore sente di dover dimostrare qualcosa al genitore. Alla lunga (generalmente durante l’inizio dell’ adolescenza), se il soggetto non sviluppa sotto altre forme una passione per il confronto, il rischio/quasi certezza è che questo modo di comportarsi determini nell’atleta una incapacità di riconoscere come proprie le motivazioni per le quali pratica agonismo e che quindi viva con sofferenza la situazione adattandosi nelle forme più comuni con l’abbandono o il rifiuto alla lotta.
L’altro aspetto negativo nel breve termine è che la presenza del genitore porta l’atleta ad uno spostamento attentivo ed emozionale costante durante tutto il match con costi energetici mentali più che doppi. Questo ping-pong tra dentro e fuori dal campo a livello giovanile è ciò che più deleterio vi possa essere in una fase iniziale dove gli elementi da considerare – l’avversario, il punteggio, le condizioni ambientali, le mie routine, i miei schemi – sono già moltissimi e di difficile gestione.
Gravare ulteriormente lo spazio attentivo di un atleta “in erba” di un ulteriore elemento da considerare ci sembra un errore che potrebbe essere evitato.
2) Non fare mai con il ragazzo analisi del match, ma suggerire soltanto riflessioni sui concetti comportamentali e tattici con i quali i ragazzi si rapportano negli allenamenti (meno che mai cazziatoni fuori luogo… nessuno entra in campo per perdere e prima di fare un cazziatone domandatevi: nelle vostre giornate lavorative di routine siete sempre al 100%?? E non credete che le complessità siano maggiori per un giovane in contesti non sempre standard?).
Crediamo che il nostro background ed i concetti espressi attraverso l’allenamento siano molto lontani dal modo di pensare di una persona che non fa parte del nostro staff a prescindere che pratichi o meno tennis e che necessariamente farà un analisi che non può avere il nostro ordine di priorità, né il nostro modo di vedere il gioco.
Crediamo che anche la miglior analisi genitoriale del match da un punto di vista qualitativo esponga al rischio di trasmettere un messaggio di proiezione delle proprie aspettative sul ragazzo.
Se è vero che il tennis è uno spazio di formazione in autonomia, nel momento in cui sistematicamente entra un secondo soggetto ecco che la capacità di analisi viene di fatto orientata verso un altro modo di dare ordine e non si permette al soggetto di fare le proprie considerazioni in autonomia.
Se vostro figlio desidera condividere le sue esperienze proponetegli di telefonare ai responsabili o meglio ancora di scrivere le sue impressioni sul match. Scrivere comporta uno sforzo di riordino e di analisi maggiore, e soprattutto misura il livello di motivazione con il quale il ragazzo vuole elaborare.
Speriamo che questi consigli possano essere di aiuto nel difficile compito di supportare vostro figlio e che abbiano maggiormente chiarito il nostro pensiero su come questo supporto dovrebbe concretizzarsi.
Se aveste dubbi o necessità di ulteriori approfondimenti non esitate a contattattarci.
A vostra disposizione

Giovanni Bianchi
Nicolò Righetti

Cordiali Saluti
Accademia Tennis Apuano

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