NUOVA PAGINA

Da stasera nel menù qui sopra del nostro blog e’ attiva una nuova pagina intitolata “cosa pensiamo” all’ interno della quale archivieremo il nostro punto di vista riguardante diversi aspetti del percorso agonistico a livello giovanile. Questa pagina e’ inaugurata con una riflessione sulla programmazione dei tornei che pubblichiamo qui di seguito e che da stasera sarà appunto consultabile sulla neonata pagina. Buona lettura.

LA PROGRAMMAZIONE DEI TORNEI OSSIA:
LA STRADA PIU’ ATTRATTIVA NON E’ QUASI MAI LA MIGLIORE

Per quello che concerne la programmazione di una stagione agonistica noi crediamo nel concetto di professionalità indipendentemente dal contesto.
Non crediamo assolutamente che per migliorare la propria prestazione sia necessario (a livello giovanile in particolare ma comunque e fino a che il mio livello di gioco non me lo consente)imbarcarsi in circuiti internazionali se non come completamento di una stagione giocata su livelli auspicabili.
Non crediamo che il giocatore si formi attraverso esperienze pseudoprofessionistiche (perché di pseudoprofessionismo si tratta finchè non si gioca per un prize money) ma al contrario crediamo che queste esperienze se non inserite in un contesto di messaggi più che sano (e per noi sano è: prima migliora il tuo tennis poi confrontati in contesti internazionali)vadano ad inquinare la mentalità dei giovani giocatori e a creare aspettative sulle famiglie.
Le linee guida che stiamo tentando di far passare sinteticamente sono:
A)giocare tornei il più possibile vicino casa
– per non disperdere tempi utili ed abbinare allenamento e partita
– per non passare il messaggio che per diventare buoni giocatori bisogna confrontarsi in contesti esteri,la mentalità ,a nostro modesto avviso, si forma dall’interno e non si struttura per osmosi. Si può essere estremamente professionali anche in un contesto open e viceversa,la domanda vera è cosa significa comportarsi professionalmente e non dove si può trovare un ipotetico contesto professionale.
– per permettere a noi maestri di seguire con minor spesa i ragazzi ai tornei in funzione di un calendario già in essere che prevede 6 tornei locali in cui seguiamo gli atleti
– ovviamente questa regola ha le sue eccezioni in quanto tale e quindi i nostri atleti di punta parteciperanno, secondo la nostra idea, a 3 tornei internazionali in Italia nonché ad un torneo estero, non siamo invece intenzionati a far svolgere ai nostri giocatori i tornei di macroarea in quanto disagevoli o concomitanti al periodo scolastico.
B)non sbilanciare il rapporto allenamento-partita
– nei macroperiodi ottobre-dicembre e gennaio-marzo crediamo che il lavoro di costruzione debba avere netta prevalenza, generalmente facciamo competere i ragazzi come momento di verifica a fine dicembre durante le festività natalizie ed iniziamo a competere con sistematicità solo da marzo
– nel periodo aprile- primi settembre se la programmazione “teorica” può prevedere anche 4 tornei di fila il monitoraggio stretto dovrebbe impedire di passare troppo tempo senza riallineare aspetti tecnici e tattici che potrebbero destrutturarsi con lo spostamento attentivo chiesto nei match ufficiali, se si ha la fortuna-bravura di giocare in 15 giorni 6-8 match è necessario fermarsi almeno una settimana piena per continuare il lavoro di costruzione.

Nostra convinzione è che il progetto di un under che vuole tentare la strada del professionismo deve tenere conto di alcuni elementi fondamentali ossia:

1) di quello che REALMENTE il soggetto riesce a tesaurizzare rispetto agli strumenti dati a disposizione, quanto il livello di specializzazione del percorso (ossia quanto è allenato e seguito ai tornei in maniera specifica) è rapportato rispetto al livello di competenza, se devo riparare un motorino vado da un buon meccanico in zona, non lo porto a borgo panigale dalla Ducati.

2) quanto le motivazioni di un giovane atleta (e quindi con un livello di consapevolezza e maturità relativi) sono intrinseche e quanto invece dettate dal controllo parentale o magari al solo fatto che “finchè vinco gioco”.

3)di come viene fatto percepire il percorso in funzione della spesa sostenuta: se spendo 40mila euro l’anno da under 12-14 ne dovrò spendere 60-80 mila under 16-18….(e domandarsi quindi: è una cifra sostenibile da un punto di vista psicologico? si corre forse il rischio che la famiglia percepisca come investimento in senso stretto e quindi entri nel merito diventando una sorta di managment familiare? è in sostanza un messaggio sano quello che la famiglia investe su di te su una cosa che forse tu non hai neppure totalmente ancora scelto?)

5)in funzione di questi due punti precedenti quanto incide la capacità di un soggetto di metterci del proprio se la capacità di adattamento viene da subito messa non in secondo ma addirittura in terzo piano? in sostanza: quanto nel tennis devo imparare a cavarmela e attraverso la motivazione sopperire alle difficoltà, e quanto invece sto evitando scientemente le difficoltà con l’illusione che la strada più semplice sia la migliore?

Io credo, noi crediamo che una motivazione autentica e la capacità di adattarsi alle situazioni siano gli aspetti salienti per la costruzione di un giocatore, molto ma molto di più che non formare una buona tecnica e che quindi ci debbano essere all’interno di un percorso formativo sia spazi liberi che di gruppo che di necessari spazi specializzati, crediamo che la prestazione vada monitorata e influenzata ma sempre partendo dal presupposto che il giocatore deve essere messo nelle condizione di gestirsi e non di essere gestito.

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