ARRIVA L’INCONTRO…QUANTA PREOCCUPAZIONE, QUANTA ANSIA!

E’ abbastanza normale, quando si avvicinano gli impegni agonistici, che il giocatore possa sentirsi nervoso, emozionato… E’ naturale che un individuo possa “sentire” quel qualcosa che modifica gli equilibri interiori, mentre si sta avvicinando il momento “della verifica” o quando arriva il momento in cui un punto vinto o perso può fare la differenza. C’è chi è più “sfrontato” e non dà peso a questi ragionamenti, c’è chi non dimostra la tensione, c’è invece chi si fa attanagliare dall’ansia e non riesce ad essere se stesso. E’ normale! Ma si può imparare a gestire queste situazioni! Ma cosa avviene, perché avviene e cosa fare quando tutto questo succede? Innanzitutto cerchiamo di capire cosa è l’Ansia e come riconoscerla. L’Ansia non è qualcosa di tangibile ma possiamo riconoscerla, attraverso la percezione di sensazioni, per lo più spiacevoli, che si manifestano a livello fisiologico e a livello comportamentale, e che, nel caso specifico dello sportivo, limitatamente alla circostanza, si manifestano con il senso di soffocamento, di timore ed apprensione nel prendere qualunque decisione, per la preoccupazione che la situazione possa sfuggire di mano. In situazioni patologiche l’ansia può portare a condizioni più gravi, quali frustrazione, disperazione, depressione ecc. , ma non è questa la sede per affrontare tali argomenti.Torniamo a noi. In situazioni di tensione e di stress, dicevamo, si possono verificare alcune importanti modifiche fisiologiche. Aumenta la frequenza del ritmo cardiaco; aumenta la sudorazione; accelera il ritmo del respiro; la respirazione diventa difficile. In questa continua e ridotta ventilazione i polmoni non hanno il tempo di svuotarsi totalmente e quindi non riescono a fornire spazio disponibile per l’introduzione di “nuovo” ossigeno, utile per l’ossigenazione dei tessuti muscolari, creando “Fame di Aria”. Tutto questo si ripercuote sulla prestazione, sia dal punto di vista fisico-tecnico (per il senso di irrequietezza fisica che viene a manifestarsi e che rende difficili i movimenti “morbidi” e precisi), sia dal punto di vista mentale, per l’insorgere di nervosismo e agitazione con conseguente difficoltà di concentrazione. Generalmente distinguiamo un’Ansia di Tratto e un’Ansia di Stato: – L’Ansia di Tratto (quella classica della persona che universalmente viene riconosciuta come “Ansiosa”) la potremmo definire come la predisposizione di alcuni individui a percepire costantemente le varie situazioni come preoccupanti, pericolose ed essere per questo più vulnerabili allo stress. – L’Ansia di Stato è invece legata ad una situazione contingente, che crea aspettative, emozioni, condizionando la prestazione dell’atleta, e creandogli uno stato di tensione muscolare e psicologica. In questa sede affronteremo fondamentalmente l’Ansia di Stato, quella più comune tra gli sportivi. Torno a dire che situazioni di ansia devono essere viste come normali, ammissibili, assolutamente non preoccupanti! Certo l’atleta dovrà imparare a riconoscerle, ad affrontarle, a prevenirle e a superarle. Quando questo stato di ansia si manifesta (e abbiamo capito come fare per riconoscerla) qualcosa possiamo fare. Non è un lavoro facile, è vero; ma è sicuramente utile. Diversi possono essere gli ambiti di intervento durante un incontro. Proviamo ad analizzare alcune situazioni: – Una situazione classica legata allo stato di ansia è quella nella quale le gambe si irrigidiscono (non in maniera patologica) e diventiamo estremamente poco reattivi. In questi casi sarà bene saltellare il più possibile; tra un colpo e l’altro, nell’attesa di rispondere al servizio dell’avversario. Dobbiamo cercare di impedire agli arti inferiori di cedere alla pigrizia e di fermarsi; dobbiamo tenere svegli i muscoli! – Un altro intervento da realizzare può essere quello di parlarsi (“Self Talk”!! Ne parleremo nelle prossime occasioni), incitarsi e spronarsi, mai in termini negativi, ma, come fossimo il nostro miglior amico, il nostro coach; dobbiamo cercare di privare dell’eccessiva importanza il punto o l’incontro che andiamo a giocare, pur sempre tenendo però desta l’attenzione! A volte si può ridurre l’ansia, anche solo cercando di spostare la concentrazione su situazioni meno stressanti, ad esempio imponendosi di colpire la palla al centro della racchetta, concentrando lo sguardo sulla palla nel preciso istante in cui la colpisco; apprezzando le sensazioni dei singoli colpi. In questo modo l’atleta resta ben “agganciato” alla situazione e allo svolgimento dell’incontro, ma “si distrae” dalla causa dell’ansia. L’irrigidimento muscolare, che, abbiamo detto, è la conseguenza più eclatante a livello fisico dello stato di ansia, può ridurre la possibilità di eseguire movimenti “morbidi” facendo perdere la precisione. Razionalizzando e diminuendo le aspettative del momento, riducendo i rischi possiamo ripristinare la giusta sensibilità ed evitare di perdere punti troppo facilmente. Per ottenere ciò, si potrà ridurre il rischio temporaneo nei singoli colpi, “limitandosi” a centrare il campo o a tenere lo scambio profondo, anziché andare a cercare le righe o tentare in maniera ossessiva di spostare l’avversario. Dal punto di vista fisiologico, invece, abbiamo visto che lo stato di ansia comporta una modifica dei ritmi della respirazione, che va a creare un concatenarsi di situazioni spiacevoli. Possiamo provare ad intervenire anche su questo, tra un punto e l’altro e meglio ancora nei cambi di campo o quando serviamo. Cercando di ripristinare una respirazione profonda, “diaframmatica”, riusciamo, in un colpo solo, a ritrovare i giusti ritmi per una corretta ventilazione e a ristabilire la frequenza del battito cardiaco, tornando ad essere presenti mentalmente. Queste sono solo alcune situazioni e solo alcuni espedienti per contrastare lo stato di ansia. Ripeto, non è facile affrontare tali circostanze, ma, con i dovuti accorgimenti, anche questi aspetti diventano allenabili e migliorabili. Un ultima puntualizzazione: non pensate che la cura migliore sia quella di star tranquilli, di non pensarci e di sminuire il significato reale dei singoli punti nell’arco dell’incontro! La mancanza di tensione è ancora più pericolosa dell’Ansia: un minimo di tensione è indispensabile. Ma di questo ne parleremo la prossima volta…

Giuseppe Giordano

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